L’esperienza spirituale dell’altra Riforma

Il libro del pastore Raffaele Volpe sull’anabattismo: una pubblicazione necessaria
di Martin Ibarra

Raffaele Volpe. Manuale di spiritualità anabattista: giungere alle radici. Chieti, Edizioni Gbu, 2019, pp. 320, euro 15,00.

Un libro tra le mani, un condensato di vite umane donate, un dono da tenere tra le mani per seguire questi uomini e queste donne che ci sono indicati come esempio di percorso di vita, come discepoli e discepole di Cristo che hanno qualcosa da dirci oggi. Un libro tra le mani che giunge alla radicalità dell’esperienza spirituale dell’altra Riforma, questa fu la condanna di Zwingli: voi siete altro. Il pastore Raffaele Volpe ci racconta, in questo libro necessario*, quest’alterità che è però figlia legittima della Riforma (capitolo 1), anzi la figlia più vera perché più radicale nell’applicare i principi stessi della Riforma (non solo i quattro sola ma anche il vivere sulla terra il Vangelo senza compromessi) e che non si affidò per prosperare a principi latifondisti o a consigli comunali controllati dalle potenti maestranze corporative di artigiani e mercanti. Loro si affidarono a Dio, alla loro lettura libera della Bibbia, si affidarono gli uni alle altre in puro abbandono in Dio (Gelassenheit), il nucleo della loro spiritualità, sapendo bene che la loro scelta conduceva alla morte, derelitti e condannati dalle chiese stabilite protestanti, riformate o cattoliche romane.

Volpe, come prima fece Ugo Gastaldi, ricupera la storia dei vinti, degli sconfitti a cui fu tolta la parola, negata addirittura la condizione di cristiani e cristiane. A loro era negata la nazionalità, venivano tolti i beni e la stessa vita, allora impararono a sbarazzarsi di quello che era ritenuto essenziale per la vita, giunsero in questo modo alla radice proponendoci la stessa radicalità sviscerata nella fede in Cristo, l’abbandonato da tutti e da tutte, il derelitto, il crocifisso.

Giungere alle radici dell’anabattismo non è facile, non davano a questi uomini e a queste donne il tempo di invecchiare placidamente per definire meglio il loro pensiero. Non è nelle costruzioni teologiche che dobbiamo cercare l’eredità anabattista che ci portiamo dentro senza saperlo in tanti. Parlo dei battisti ma anche delle Assemblee dei fratelli, delle comunità carismatiche e pentecostali, degli avventisti, ma parlo anche dei valdesi, dei metodisti e di tanti altri. Sono dentro di noi perché anche noi siamo stati minoranza perseguitata, ignorata, emarginata, oggetto di derisione e di abusi di potere ancora oggi, e anche noi abbiamo sviluppato una capacità di resistenza interiore al peso schiacciante delle maggioranze attraverso la spinta interiore della fede e della spiritualità. Un libro dunque di una densa attualità, poiché la spiritualità anabattista qui descritta sarebbe oggi per noi un antidoto contro il declino in cui viviamo tutti e tutte, il quale ha secondo me anzitutto una radice spirituale.

Allora un manuale di spiritualità praticabile, alla mano, poiché gli anabattisti chiamavano se stessi “fratelli/sorelle” e si prendevano per mano in puro abbandono per vivere una fede genuina, non vi erano ministri al di sopra delle loro comunità, ci danno oggi la mano per condurci a un modo di essere cristiani e cristiane, e di vivere la nostra vita “spiritualmente” cioè impegnati nella trasformazione del mondo, degli Stati e delle Chiese verso modelli democratici e partecipativi e non gerarchici e oppressori, usando soltanto strumenti di pace, di resistenza non armata e di obiezione agli stati totalizzanti.

Questo libro era necessario e il suo successo editoriale ne è conferma. Facciamo tesoro insieme e mettiamoci al lavoro. Questo manuale da tenere tra le mani dev’essere adoperato nelle nostre chiese, studiato, sviscerato e praticato. Il praticantato del cristianesimo è mettere Cristo tra le nostre mani come la donna che impastava il pane con il lievito del Regno. Il pastore Volpe ci lancia un invito, talvolta una sfida, un allarme nel palazzo del conte Luna, la sveglia viene da lontano da questi fratelli e sorelle che ci offrono la mano per condurci in un cammino stretto di spiritualità evangelica, riformata, protestante, cattolica, ortodossa. Tante e così intrecciate sono queste radici da unire, come si dice di alcune piante, le radici degli alberi diversi tra loro.

Recensione pubblicata su Riforma 07 aprile 2020

DiRS-GBU

Prefazione dell’editore

C.S. Lewis nelle sue conferenze sulla sofferenza (The problem of pain – 1940; tr. it. Il problema della sofferenza – 1988) affermò che la sofferenza potrebbe essere considerata come una sorta di megafono con cui Dio cerca di parlare e a un mondo sordo ai suoi richiami.

La stessa condizione vivono sicuramente tutti coloro che nella pandemia che stiamo soffrendo stanno sperimentando il lutto e le separazioni (al 28 marzo, almeno in Italia, i morti sono ben 9134)!

Tuttavia la pandemia presenta un altro aspetto, non meno inquietante, del male naturale: esso è rappresentato dai miliardi di persone che, per evitare il contagio, sono costrette a vivere il distanziamento sociale; in pratica a recludersi e a immaginare il male che vaga nei dintorni della propria casa, cercando di intrufolarvisi ogni volta che si tocca una maniglia …

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Il cielo nell’ordinario (intervista al curatore)

Abbiamo rivolto alcune domande a Filippo Falcone, il curatore di uno splendido volume sulla poesia del poeta inglese Gerge Herbert, dal titolo Il cielo nell’ordinario (di prossima pubblicazione presso Edizioni GBU, nella collana Orizzonti del pensiero cristiano)

Filippo Falcone insegna inglese presso un Liceo di Domodossola e collabora con Società Biblica di Ginevra ed Edizioni GBU. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Letteratura inglese presso l’Università degli Studi di Milano e si occupa dell’intersezione fra teologia e letteratura nel Rinascimento inglese. Fra le sue pubblicazioni, Milton’s Inward Liberty. A Reading of Christian Liberty from the Prose to Paradise Lost (Pickwick 2014).

 

Filippo, chi prende in mano questo libro la prima cosa che fa è leggere il titolo. «Il cielo nell’ordinario»: che cosa significa, potresti spiegarlo?

In una sua breve lirica, Christina Rossetti scriveva «Heaven is not far» (Il cielo non è lontano), riferendosi alla realtà celeste successiva alla morte. George Herbert, dal canto suo, non vede il cielo soltanto come una realtà futura, per quanto prossima, ma come una realtà presente. Il cielo è qui e ora. Il cielo non è infatti inteso unicamente come spazio della beatitudine futura, ma come escatologia realizzata nella comunione presente con Dio. La locuzione «cielo nell’ordinario» è tratta dal componimento “Prayer” (“Preghiera”) …

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